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Rientrare al lavoro dopo la maternità: GUIDA PRATICA

Consigli organizzativi, psicologici e pratici per affrontare senza ansia il ritorno al lavoro dopo il congedo di maternità

Il rientro al lavoro dopo la maternità è uno dei momenti più delicati nella vita di una neo mamma: da un lato la voglia di ritrovare la propria professionalità, dall'altro la preoccupazione di lasciare il bambino. Con qualche accorgimento pratico e la giusta preparazione psicologica, questo passaggio può diventare più gestibile e meno faticoso di quanto sembri. Da professionista e neo mamma ho fatto un elenco di 'regole' che credo sia utile provare a mettere in pratica per vivere meglio questo momento così delicato della vita.

Le 5 regole d’oro per un distacco sereno:

  1. Conoscere i propri diritti

  1. È importante sapere che:

→ Terminata la maternità obbligatoria, può essere richiesta quella facoltativa con riduzione dello stipendio;

→ vige il divieto di licenziamento della lavoratrice fino al compimento di un anno di età del bambino;

→ si ha il diritto di conservazione del proprio posto e delle proprie mansioni;

→ possono essere richieste 1 o 2 ore al giorno di permesso per allattamento in base al proprio contratto lavorativo.


2) Avere fiducia nel caregiver

Che sia il nido, una tata o i nonni, la fiducia in chi si occuperà del bambino è il fondamento su cui si costruisce la serenità del rientro. Qualche accorgimento aiuta a rafforzarla:

  • Condividi con il caregiver la routine del bambino nel dettaglio (orari, ninne nanne, piccole abitudini): la continuità rassicura il piccolo e te.

  • Stabilisci un canale di comunicazione chiaro (un messaggio a metà giornata, una foto, un aggiornamento alla sera), senza però pretendere un resoconto minuto per minuto: la fiducia si costruisce anche lasciando spazio.

  • Accetta che il caregiver possa fare le cose in modo leggermente diverso dal tuo: non è un errore, è un altro modo, spesso ugualmente valido.

  • Se qualcosa ti preoccupa davvero, parlane subito e apertamente: la comunicazione tempestiva previene molte ansie inutili.


3) Allattamento e lavoro: si può continuare senza stress

Tornare al lavoro non significa dover necessariamente interrompere l'allattamento. Sul piano pratico, sono molte le mamme che scelgono di continuare ad allattare, in tutto o in parte, grazie ad un tiralatte: quello manuale è più economico e silenzioso, comodo per estrazioni occasionali; quello elettrico velocizza i tempi ed è più indicato per un uso quotidiano in ufficio. Le coppette assorbi-latte, da indossare durante la giornata, ti aiutano a gestire le perdite spontanee di latte senza pensieri, mentre le apposite sacche o i contenitori per la conservazione ti permettono di estrarre il latte al lavoro e portarlo a casa in sicurezza, rispettando la catena del freddo. I farmacisti possono aiutarti a scegliere gli strumenti più adatti alle tue esigenze e spiegarti come conservare correttamente il latte estratto.


4) Puntare sulla qualità del tempo passato con il piccolo piuttosto che sulla quantità

Elimina le forme di distrazione e concentrati sui momenti passati insieme.


5) Gli integratori utili per gestire ansia, stress e stanchezza

Il rientro al lavoro si somma spesso a notti di sonno frammentato e a un carico mentale che va ben oltre le ore effettive in ufficio: è quella che gli esperti chiamano “matrescenza”, il processo di trasformazione psicologica che ogni donna attraversa diventando madre, e che non si esaurisce con la fine del congedo. Alcuni accorgimenti aiutano a integrare meglio i due ruoli, professionale e materno, senza sentirsi sopraffatte:

  • Non puntare alla perfezione in nessuno dei due ambiti: un rientro “sufficientemente buono” è un obiettivo più sano e realistico di uno impeccabile.

  • Ritaglia, anche solo dieci minuti al giorno, un momento solo per te: una doccia con calma, una camminata, un caffè bevuto seduta.

  • Chiedi aiuto senza sensi di colpa, sia in famiglia sia sul lavoro: condividere il carico non è un segno di debolezza.

  • Se l'ansia diventa persistente o la stanchezza non passa mai, parlarne con il medico o con un professionista della salute mentale è un gesto di cura verso te stessa, non un cedimento.

Anche l'alimentazione e un eventuale supporto mirato possono fare la loro parte in questo periodo così intenso. Il magnesio, ad esempio, è coinvolto nella normale funzione psicologica e nella riduzione di stanchezza e affaticamento; lavanda, griffonia, teaninia e biancospino possono aiutare nella gestione degli stati ansiosi. Le vitamine del gruppo B (in particolare B6, B12 e acido folico) supportano il sistema nervoso e il metabolismo energetico; la vitamina D, spesso carente proprio nei mesi post parto, contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario e muscolare. Alcuni adattogeni come rodiola, ginseng o ashwagandha sono tradizionalmente associati alla gestione dello stress, ma se stai allattando vanno valutati con particolare attenzione: non tutte le piante sono indicate in questa fase, quindi chiedi sempre consiglio al tuo farmacista o al ginecologo prima di iniziare qualunque integratore. Chiedere aiuto non è un segnale di debolezza, se senti di non farcela rivolgiti ad uno specialista: psicologo, farmacista e ginecologo possono aiutarti.






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Dr.ssa Michela Pederzani

Dr.ssa Michela Pederzani

Farmacista vaccinatore laureata presso l'Università La Sapienza di Roma. Iscrizione all'albo di Roma n° 15695.

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